Nella caserma Villarey di Ancona celebrata la giornata del ricordo

Nella caserma Villarey di Ancona celebrata la giornata del ricordo

di MASSIMO CORTESE

ANCONA – Sabato il sindaco di Ancona Valeria Mancinelli ha deposto una corona di alloro accanto alla scritta che ricorda gli esuli istriani, giuliani e dalmati, che proprio nella caserma Villarey di Ancona ebbero ad essere ospitati.

È seguito un breve momento commemorativo, al quale sono intervenuti il rettore dell’Università Sauro Longhi, Franco Rismondo in rappresentanza degli esuli, Valeria Mancinelli e il prefetto Antonio D’Acunto, oltre a circa duecento persone.

Nel fare gli onori di casa, il rettore Longhi ha espresso vivo compiacimento nel vedere non pochi giovani partecipare all’incontro, certamente accompagnati dai loro insegnanti. Intervento centrale è stato quello di Franco Rismondo, presidente dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia di Ancona.

Nato a Zara nel 1940, Rismondo ha evidenziato che quest’anno è il Centesimo Anniversario da quel 4 novembre 1918 che segnò le Terre tornate italiane, dopo il periodo austroungarico conseguente alla sparizione della repubblica veneta del 1797, per opera del Bonaparte. Trovandosi Zara a cinque chilometri dal confine, Rismondo ha ricordato che quand’era bambino, le contadine che arrivavano a vendere al mercato i prodotti della terra non erano italiane, ma la convivenza con slavi e croati era sempre stata buona. Rismondo ha comunicato la pubblicazione, tra i Quaderni dal Consiglio Regionale delle Marche, del libro di Mirco Carloni intitolato “Per ricordare un giorno non basta”, che tratta dell’esodo di giuliani e dalmati nelle Marche: essendo online, è possibile consultarlo anche subito.

Il libro è uno strumento prezioso, in quanto, oltre a fare un’analisi storica-politica della vicenda, contiene delle testimonianze di persone, ora scomparse, che hanno vissuto la tragedia in prima persona. Valeria Mancinelli ha detto che la repentina trasformazione dei rapporti di buon vicinato nella spirale di odio ed eliminazione fisica che ha caratterizzato le foibe, non è solo una lezione di storia, ma è un tentativo di imparare a conoscere il mestiere di vivere, che deve appunto farci riflettere. La storia va conosciuta per impedire che certe tragedie si ripetano.

 

 

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