Umberto Orsini, Giuliana Lojodice e Massimo Popolizio entusiasmano con la loro interpretazione il Teatro Rossini di Pesaro

Umberto Orsini, Giuliana Lojodice e Massimo Popolizio entusiasmano con la loro interpretazione il Teatro Rossini di Pesaro

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di PAOLO MONTANARI

PESARO – Il cartellone di prose al teatro Rossini, propone quest’anno delle pieces teatrali riflessive e forse anche un pò difficili per il grande pubblico. Ma nelle serate di prosa si può notare una vera e propria educazione al Teatro serio. E’ il caso in questi giorni di COPENAGHEN portato in scena dal Teatro di Roma, con un tris d’attori eccezionali, come Umberto Orsini, Giuliana Lojodice e Massimo Popolizio. Si tratta di un thriller scientifico-politico a tre voci con scenografia scura in cui dominano formule matematiche ai più astruse, scritto dall’inglese Michael Frayn, che da più di 18 anni è in scena in tutti i teatri del mondo, con consensi unanimi di critica e pubblico. Anche il pubblico pesarese è stato rapito da una piece, apparentemente indigesta, ma che via via che scorre, diventa avvincente,commovente, drammatica e umana.

I tre grandi attori italiani sono entrati nel profondo psicologico dei tre illustri personaggi: Orsini nei panni del danese Niels Bohr (fondamentali i suoi studi per la struttura atomica e la meccanica quantistica e Premio  Nobel nel 1922) e Popolizio nei panni di Werner K.Heisenberg, lo scienziato tedesco , padre del principio dell’indeterminazione e Premio Nobel nel 1932). In mezzo a questi due mostri sacri del pensiero scientifico del Novecento, la moglie di Bohr, Margrethe, interpretata a Giuliana Lojodice.

Non un personaggio secondario, ma spesso ago della bilancia, di una dialettica fra scienza e politica, potere e nazismo, che assume anche toni drammatici e momenti di esasperazione frammisti allo scoraggiamento,sconfitte individuali. Un tuffo nel passato per chiarire cosa avvenne nel lontano 1941, quando l’allievo Heisenberg fece visita, forse l’ultima? al maestro Bohr, in una Danimarca invasa dai nazisti, alla vigilia del primo devastante uso della Bomba atomica . Il regista Mauro Avogadro ha il merito di essere fedele al testo di Frayn e di evitare formalismi verbali , utilizzando l’aspetto musicale in maniera giusta e parsimoniosa. Ma che cosa ne pensa di questo spettacolo, Umberto Orsini?

” Penso che sarebbe stato un errore imperdonabile pensare di dar vita ad una compagnia teatrale che porti il mio nome senza pensare all’opportunità di mettere in scena uno spettacolo come Copenaghen. Ecco che riproporre la piece di Frayn, con Giuliana e Massimo, con cui avevamo iniziato questa avventura per la prima volta 18 anni fa, mi è sembrata una scelta obbligata. E’ uno spettacolo che è ancora oggi un evento teatrale drammaticamente attuale”.

(Le foto sono di Marta Fossa)

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