La Legge di Bilancio dimentica artigiani e piccole imprese, parte la grande mobilitazione della Cna

La Legge di Bilancio dimentica artigiani e piccole imprese, parte la grande mobilitazione della Cna

La Legge di Bilancio dimentica artigiani e piccole imprese, parte la grande mobilitazione della Cnadi MASSIMILIANO SANTINI*

ANCONA – Siamo delusi ed arrabbiati. Così ci sentiamo all’indomani della conclusione in prima lettura in Senato dell’esame della Legge di Bilancio, sulla quale Cna ha chiesto correzioni importanti che ci attendiamo che Governo e Parlamento vogliano introdurre nel corso del prossimo passaggio alla Camera dei Deputati.

Questa Legge di Bilancio dimentica gli artigiani e le piccole imprese. Invece, artigiani e piccole imprese rappresentano una parte fondamentale del Paese, già gravata pesantemente da una delle più alte pressioni fiscali al mondo.

La Legge di Bilancio, infatti, pur impedendo il previsto aumento dell’Iva e confermando il complesso delle incentivazioni sugli investimenti e il lavoro collegate a Impresa 4.0, non persegue proprio l’ineludibile processo di riduzione della pressione fiscale su artigiani e piccole imprese. Rimangono disattese le nostre richieste in materia di deducibilità dell’Imu sugli immobili strumentali, di esclusione dall’Irap per le attività di minore dimensione, di ripristino dell’aliquota al 65 per cento per gli interventi di efficientamento energetico. Per di più, si fa retromarcia su importanti provvedimenti come l’Imposta sui redditi d’impresa e il regime per cassa con la previsione del riporto delle perdite, già introdotti opportunamente lo scorso anno.

L’Imu su capannoni, laboratori e negozi è sicuramente il tributo più odiato dagli artigiani e dai piccoli imprenditori perché colpisce strumenti di lavoro, indispensabili a svolgere la propria attività, come se fossero seconde case, consentendo solo una molto limitata deducibilità dal reddito.

Nonostante le sentenze della Corte costituzionale e della Cassazione, che hanno sancito inequivocabilmente come artigiani e piccole imprese senza un’autonoma organizzazione dei fattori della produzione non debbano pagare l’Irap, continua a mancare un provvedimento di legge che li escluda definitivamente dall’applicazione, evitando gli attuali contenziosi.

Le agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici si sono dimostrate fin da subito uno strumento efficiente ai fini ambientali e, innescando un circuito virtuoso,  un robusto sostegno all’economia. Purtroppo, la parte più utilizzata di queste agevolazioni è stata inspiegabilmente tagliata dal 65 al 50 per cento della spesa, rendendole meno attrattive.

L’Imposta sul reddito d’impresa (Iri) consente anche a una ditta individuale, a una società di persone, a un artigiano o a un commerciante di pagare le tasse separando il reddito d’impresa da quello personale, come già avviene per le società di capitali, permettendo un giusto risparmio fiscale ed evitando discriminazioni tra imprese. Tutto sembrava pronto per l’entrata in vigore l’anno prossimo. Ma nel disegno di Legge di Bilancio 2018, ora all’esame della Camera, è previsto lo slittamento di un anno del provvedimento.

Il nuovo regime di cassa per la determinazione del reddito in contabilità semplificata interessa 2,2 milioni di imprese. Imprese che hanno chiesto di pagare Irpef e Irap solo sui redditi incassati. Ma senza la possibilità di riportare le perdite all’anno successivo questo non è possibile.

Per questo abbiamo deciso, tutte le Cna d’Italia insieme, di sensibilizzare l’opinione pubblica con una grande campagna, simultaneamente, a mezzo stampa, radio, tv, social media. Un’azione forte, coesa, d’impatto, unita sotto lo stessa sigla: #bastablabla con tanto di sito dedicato (www.bastablabla.cna.it). E la massiccia mobilitazione partita oggi è solo la nostra prima iniziativa.

*Direttore della Cna territoriale di Ancona

 

 

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