Costruzioni, legno-mobile e commercio ancora in affanno

Costruzioni, legno-mobile e commercio ancora in affanno

La crisi non ha mollato la presa: il bilancio economico dell’anno che si conclude nella provincia di Pesaro e Urbino. Esportazioni, meccanica complessa e moda salvano il 2017. Anche se tiene la manifattura i settori tradizionali cedono il passo a comparti con più innovazione

PESARO – Anche se la crisi non ha ancora mollato la sua presa, finalmente si può guardare al futuro con un po’ più di speranza. I dati dei primi nove mesi del 2017 relativi all’economia in provincia di Pesaro e Urbino lasciano infatti intravedere non pochi elementi positivi a fronte di numeri che – purtroppo – registrano ancora un segno negativo. Primo fra tutti l’ulteriore diminuzione delle imprese attive della provincia (lo 0,8% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno prima); un pò peggio del resto della regione dove la perdita di imprese è -0,6%. Ma se diminuiscono le aziende è pur vero che quelle che hanno resistito fino alla crisi ora si stanno rafforzando. Tutto questo in uno scenario che sta mutando in un territorio dove i settori tradizionali della provincia stanno cedendo il passo a comparti con più innovazione che guardano più al futuro.

Crescono in maniera più che soddisfacente le esportazioni e c’è una decisa ripresa anche nei fatturati delle aziende. In questo quadro generale l’analisi è comunque piuttosto complessa e ricca di spunti.

La CNA di Pesaro e Urbino cerca di entrare nel dettaglio attraverso l’analisi del Centro Studi dell’associazione. Secondo i numeri a disposizione relativi ai primi tre trimestri dell’anno, si ridimensionano soprattutto il primario, le costruzioni e il commercio. Le manifatture registrano perdite limitate e alcune attività di servizio registrano incrementi anche decisi.

Non mancano le sorprese. Come ad esempio la tenuta del manifatturiero e uno sviluppo della moda tessile-abbigliamento. Mentre perde un comparto che fino ad ora era cresciuto come l’agricoltura e continua l’emorragia nelle imprese delle costruzioni e del terziario più tradizionale.

“Tuttavia – commenta il segretario territoriale della CNA, Moreno Bordoni – si delinea una struttura economica provinciale che va in direzione più moderna, adeguata ai tempi. Accanto ad una manifattura che tiene, va registrato il dato più che positivo del sistema moda che non solo resiste ma torna a crescere e che vede affacciarsi nuove attività. Così come crescono le attività della meccanica più complessa mentre perde ancora imprese, ormai inesorabilmente, il legno-mobile ma anche la meccanica di base”.

Nell’artigianato continua il saldo negativo tra nuove imprese e cessazioni anche se il tasso di crescita negativo della provincia di Pesaro e Urbino è meno deciso rispetto a quello medio della regione.

“C’è comunque da registrare un fatto positivo – osserva il presidente territoriale della CNA, Alberto Barilari – ovvero la ripresa del fatturato complessivo nel 2017 dopo due semestri di diminuzione (l’intero 2016). Una ripresa trainata dal tessuto manifatturiero che si compensa però con la perdita di fatturato del settore delle costruzioni che continua a franare”.

In generale secondo l’analisi della CNA, in provincia di Pesaro e Urbino è la meccanica a registrare la crescita di fatturato più decisa. Il legno-mobile, come detto, ristagna e il tessile-abbigliamento cresce decisamente. Tra i servizi, quelli legati al turismo registrano un leggero calo mentre il commercio risulta in leggera crescita, una dinamica che assume importanza perché pone termine a due semestri di diminuzione (tutto il 2016). Così la ripresa riguarda il manifatturiero e il terziario ma non le costruzioni e nemmeno alcuni importanti settori dei servizi, quali quelli del turismo e del commercio.

Il mercato del lavoro della provincia registra un segno positivo nel saldo tra assunzioni e cessazioni. Fa eccezione quel che registra il centro per l’Impiego di Fano con una diminuzione dei saldi delle posizioni di lavoro dipendente (-2,7%). Mentre quello di Pesaro registra un +9,1% e quello di Urbino +3,1%.

Le esportazioni sono in crescita (+5,4%) rispetto allo stesso periodo dell’anno prima e il raffronto con la dinamica complessiva regionale indica come la provincia registri la dinamica più favorevole. I settori trainanti dell’export sono quelli della meccanica: quella meccanica più complessa come quella della meccanica “di base”.

Nei primi nove mesi del 2017 le imprese attive della provincia sono calate di 272 unità, lo 0,8% in meno, rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Le maggiori perdite registrate in provincia si concentrano, in termini assoluti, nel settore primario (-155 unità attive), nelle costruzioni (-139) e nel commercio (-110). Anche quest’anno, come in quello precedente, le manifatture registrano perdite limitate (-17) e, in termini percentuali, meno marcato di quello del complesso delle imprese attive (-0,4% contro -0,8%).

“Come si vede – commentano Barilari e Bordoni – il quadro è complesso, pur tuttavia assistiamo per la prima volta, dopo quasi 8 anni, ad una piccola inversione di tendenza. Si torna a guardare al futuro con maggiore speranza in uno scenario economico che, per quanto riguarda la provincia di Pesaro e Urbino, è mutato completamente. Esportazioni, servizi innovativi, investimenti in ricerca e tecnologia potranno essere l’orizzonte per le nostre imprese. Imprese che potranno tornare a crescere e a rafforzarsi sul mercato interno e internazionale”.

 

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