Per una società amica dei bambini: ad Ancona una riflessione sull’eredità lasciata da Don Lorenzo Milani e Maria Montessori

Per una società amica dei bambini: ad Ancona una riflessione sull’eredità lasciata da Don Lorenzo Milani e Maria Montessori

Per una società amica dei bambini: ad Ancona una riflessione sull’eredità lasciata da Don Lorenzo Milani e Maria Montessori

ANCONA – Una riflessione sull’eredità lasciata da Don Lorenzo Milani, di cui quest’anno ricorrono i 50 anni dalla morte, e da Maria Montessori, l’educatrice originaria di Chiaravalle che ha fatto del suo insegnamento un “metodo”, ancora oggi diffuso in ventiduemila scuole di tutto il mondo. E’ quella proposta al Teatro delle Muse di Ancona, nell’ambito della seconda iniziativa promossa da Consiglio regionale e Garante dei diritti in occasione della Giornata internazionale dell’infanzia e dell’adolescenza. Un nuovo appuntamento dedicato al mondo della scuola e ad alcuni dei suoi indiscussi protagonisti.

In apertura il Presidente del Consiglio, Antonio Mastrovincenzo, ha ricordato la legge regionale, approvata lo scorso aprile, sulla tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, che ha come obiettivo la garanzia dei diritti e l’attuazione del progetto “Città sostenibili e amiche dei bambini e degli adolescenti”. Passando al tema centrale del convegno, Mastrovincenzo ha sottolineato che “Don Milani e Montessori sono stati, prima di tutto, due pensatori dell’uomo e della società. La riflessione pedagogica e la funzione educatrice discendono da questo interesse”. Proprio partendo dal loro pensiero, secondo il Presidente “chi educa deve in primo luogo essere, poi fare e saper fare e deve stabilire con il bambino e l’adolescente una sapiente relazione di presenza/assenza, di rispetto dell’autonoma del soggetto e di stimolo alla crescita della sua capacità di autodeterminazione”. Un concetto complesso a realizzarsi  in tempi di “emergenza educativa”, pur non disconoscendo quello che lo stesso Mastrovincenzo definisce “il grande lavoro che la scuola italiana fa ogni giorno, attraverso tutte e sue componenti”.

Torna a ribadire la centralità dello stesso sistema scolastico il Garante dei diritti, Andrea Nobili, “un presidio da sostenere e rilanciare anche a partire dall’insegnamento di Don Milani e Montessori. Gli effetti della crescente povertà materiale si traducono sempre più spesso in quella che si definisce povertà educativa, cioè in una deprivazione di opportunità formative ed educative anche extra-scolastiche, che consentano ad ogni bambino di sviluppare il proprio potenziale. La povertà minorile è una emergenza assoluta”.

Un intervento complessivo da mettere in atto, che si vorrebbe sorretto da quell’idea di  “società amica dei bambini” che ha animato il pensiero del fondatore della scuola di Barbiana (dopo mezzo secolo oggi è possibile disporre della sua opera integrale)  e dell’educatrice di Chiaravalle, sostanziando un messaggio di immutata attualità. Ne sono convinti  gli studiosi che hanno partecipato all’incontro, ripercorrendo le tappe fondamentali di due storie che hanno accompagnato intere generazioni.

Per Giancarlo Galeazzi, Presidente onorario della Società filosofica Italiana di Ancona “al di là delle evidenti differenze, don Milani e la Montessori hanno in comune il fatto d’essere stati strenui sostenitori dei diritti della persona umana, con la convinzione che tale difesa e la conseguente  attuazione devono partire da quelle stesse persone che  sono meno tutelate, vale a dire  i bambini. Per quanto la Montessori insistesse anche sulle donne e don Milani sugli operai, è all’infanzia che l’una e l’altro hanno dedicato la loro opera”. Il loro interesse per l’infanzia, sempre secondo Galeazzi, “ si accompagnò alla convinzione che dal rinnovamento educativo dipende quello  sociale o, meglio, la trasformazione radicale di cui la società ha bisogno”.  Infine, il diritto alla conoscenza, “che ha caratterizzato tutto il pensiero montessoriano e milaniano e che oggi si va configurando come primario, alla luce delle trasformazioni tecnologiche e sociali che toccano da vicino l’identità stessa dell’uomo e del bambino”.

Conclusioni dell’assessore regionale Loretta Bravi che ha ribadito come il più grande diritto di un bambino sia quello di essere accolto, accompagnato ed educato. “Oggi – ha sottolineato parliamo di società liquida ed era digitale, ma in questi contesti va riposizionato l’uomo. Se nella scuola di Barbiana si registrava la povertà del dopoguerra, adesso è necessario sconfiggere la nuova povertà delle relazioni e della cultura”. (A.Is.)

 

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