Una grande lezione di Marta Fossa sull’arte del sacro al Centro culturale Santa Maria delle Grazie di Pesaro

Una grande lezione di Marta Fossa sull’arte del sacro al Centro culturale Santa Maria delle Grazie di Pesaro

Una grande lezione di Marta Fossa sull'arte del sacro al Centro culturale Santa Maria delle Grazie di Pesaro

di PAOLO MONTANARI

PESARO – Che cos’è il sacro si sono chiesti nella storia i filosofi, gli storici, gli scrittori e i poeti, ma soprattutto i pittori e gli scultori? La risposta è sconfinata per la vastità delle tematiche, degli aspetti simbolico-letterari, antropologici e artistici che difficilmente si potrebbero riassumere con una definizione. Un tentativo, fra l’altro ben riuscito è stato fatto dal filosofo e storico delle religioni tedesco Otto, che ha dedicato al Sacro un saggio di grande popolarità, al di là dei confini accademici. Il sacro è tutto ciò che è legato alla trascendenza. E’ proprio nell’arte figurativa che il sacro, o meglio la sacralità ha trovato degli indirizzi estetici e meta linguistici ben definiti, anche se legati alla personalità dell’artista.

La conferenza della professoressa Marta Fossa, docente di Letteratura italiana al Liceo Scientifico di Pesaro, nell’ambito delle iniziative del Centro culturale Santa Maria delle Grazie di Pesaro, diretto da Massimo Baronciani e padre Roseto dei Servi di Maria, ha avuto un merito e un coraggio singolare. Già il titolo impegnativo ha preannunciato un percorso artistico, che se pur circostanziato per motivi di tempo, è molto interessante: L’arte sacra è rivelativa del sacro, cioè del trascendente. Questo concetto è vecchio come l’uomo sulla terra. Perchè nelle raffigurazioni rupestri di milioni di anni fa si ritrova il tema della divinazione, poi dei culti di Dioniso e la diffusione della tragedia greca raffigurata con i simboli delle maschere. Ma la professoressa Marta Fossa ha avuto un merito, nell’affrontare questa tematica, di circoscrivere in meno di un’ora, un percorso artistico e storico nell’iconografia crstiana, rupestre, bizantina, caravaggesca e la sua scuola, michelangiolesca, Pontormo, fino ad arrivare all’unica avanguardia artistica italiana del Novecento, il Futurismo. E soprattutto di avere una esposizione chiara e coinvolgente, con un piano narrativo e multi mediale equilibrati.

Le mani i putti, le maternità Madonna e Bambino, sono vere e proprie “ossessioni positive”di Marta Fossa, che passa anche ore ad osservare questi movimenti, perché con la sua grande acutezza e sensibilità culturale, riesce a trovare dai particolari la storia del quadro e dell’autore. Ad esempio il Futurismo è una corrente trasgressiva e anche anti clericale, ma al suo interno vi sono stati artisti come Bocciioni e Carrà, che hanno dato una loro interpretazione alla maternità, e quindi anche alla iconografia mariana, la più antica e complessa della storia dell’arte. Marta Fossa ha avuto questo merito, di fare un ponte simbolico di riferimenti figuarivi, che è inusuale anche nella critica italiana. I corpi del Caravaggio dannati e profondamente religiosi, i corpo e le mani delle opere di Michelangelo, che risentono della ricerca snervante del grande scultore toscano, che vive in un periodo di trasformazione religiosa, la controriforma, e in cui il sacro viene vissuto anche con i dilemmi teologici e filosofici del suo tempo. E infine anche se non è rientrato nel percorso di Marta Fossa, concediamoci un pò di serenità con l’Annunciazione del Beato Angelico e le Madonne del Sassoferrato, di cui è in corso una importante mostra nella città omonima.

 

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