Armando Ginesi: “Uno splendido esempio di buona sanità all’Ospedale regionale delle Marche”

Armando Ginesi: “Uno splendido esempio di buona sanità all’Ospedale regionale delle Marche”

Armando Ginesi: “Uno splendido esempio di buona sanità all'Ospedale regionale delle Marche”di ARMANDO GINESI

ANCONA – Notizie di malasanità sono sui giornali quasi tutti i giorni, purtroppo. Ogni tanto, però, è doveroso segnalare anche quelle di ottima qualità.

Una insidiosa, pervicace, parzialmente invalidante (per il lavoro che svolgo) patologia mi aggredisce in modo subdolo per quattro mesi. Faccio il giro di diversi specialisti (tutti all’altezza del loro compito) i quali hanno un leitmotive comune: “la clinica medica – intesa come disciplina scientifica – ci dice poco di queste malattie definibili abbastanza misteriose”.
Allora mi decido. Un po’ tardi, ma, grazie a Dio, in tempo. All’Università Politecnica delle Marche esiste, presso l’Ospedale regionale, nell’ambito del Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari, un’ottima scuola di Clinica Medica, egregiamente diretta dal prof. Armando (che gradita omonimia!) Gabrielli, assistito da uno stuolo di professionisti capacissimi e da un nucleo di ferventi, dinamici “specializzandi”, nonché da un personale paramedico di rara qualità e cortesia. Arrivo in condizioni non brillanti e vengo subito visitato da un formidabile diagnostico (il dirigente medico internista dott. Gianluca Moroncini) il quale, ricorrendo ai vecchi “segni” delle semeiotica medica, intuisce quello che successive esplorazioni mirate, dettagliate e sofisticate confermeranno attraverso l’uso di esami diagnostici tradizionali o espletati con tecnologia aggiornatissima. Non a caso deriva, come quasi tutti, dalla prestigiosa scuola del prof. Giovanni Danieli, a partire dal dirigente mio omonimo.
In poco più di dieci giorni il problema è individuato, chiamato per nome e cognome, trattato con l’inizio di una terapia che, per fortuna, dimostra di dare subito esiti positivi. Sarà un po’ lunga la convalescenza e forzatamente di “riposo attivo” (mi piace chiamarlo così, il mio riposo), ma l’ho sfangata. Almeno per ora.
Reparto di eccellenze, ripeto, anche sotto il profilo della cortesia, della familiarità, del savoir faire, di tutto il personale medico, paramedico, assistente.
Appena undici giorni di degenza (durante la quale mi hanno abilmente rivoltato come un calzino) e sono tornato a “riveder le stelle”.
Qualche neo? Sì, uno. Ma non attribuibile alla gestione sanitaria. Nell’Ospedale regionale, dove si calcola un transito giornaliero di circa diecimila persone, non è possibile acquistare un giornale. Da qualche anno hanno chiuso la rivendita. Un problema di carattere amministrativo, frutto di qualche contenzioso, magari d’un ricorso al TAR (i TAR c’entrano quasi sempre nella nostra vita), di divergenze di vedute non so dire fra chi. Questo non va. Problema da risolvere con la stessa bravura e tempestività degli ottimi medici di Clinica Medica. Perché i degenti (“pazienti”, si chiamano), il personale di ogni ordine e grado, i visitatori, i frequentanti degli ambulatori dell’Ospedale Regionale non sono analfabeti.

 

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