“I nuovi mattoni della sanità marchigiana”

“I nuovi mattoni della sanità marchigiana”

“E intanto – affermano il segretario regionale di Cittadinanzattiva delle Marche, Monia Mancini, e il coordinatore regionale del Tribunale del malato, Caterina Fossari – i servizi sanitari, specie sul territorio, possono attendere?”

ANCONA – Dal segretario regionale di Cittadinanzattiva delle Marche, Monia Mancini, e dal coordinatore regionale del Tribunale del malato di Cittadiananzattiva, Caterina Fossari, riceviamo un interessante intervento sulla sanità.

“Da molto tempo – si legge nel documento – a questa parte la stampa ci riporta notizie di quanto la Regione Marche ed il suo Presidente Ceriscioli, con delega alla sanità, siano impegnati sul fronte della nuova edilizia sanitaria.

Al motto di “questi ospedali s’hanno da fare”, ormai non vi è Provincia della nostra Regione che non sarà interessata dai “nuovi mattoni sanitari” a fronte di un investimento finanziario complessivo, in via ovviamente previsionale e sempre per quanto si apprende dalle notizie di stampa, che supera i 500 milioni di euro.

“Ma andiamo per ordine da nord a sud della Regione: nuovo Ospedale Marche Nord con un investimento finanziario di circa 150 milioni di euro, Area Vasta 2 Provincia di Ancona, nuovo ospedale Ancona sud INRCA – Osimo un investimento finanziario di circa 80 milioni di euro, nuovo Ospedale Salesi a Torrette di Ancona 50 milioni di euro, Area Vasta 3 Provincia di Macerata per l’Ospedale unico Marche Centro si parla di un investimento di oltre 200 milioni di euro, Area Vasta 4 Provincia di Fermo con il suo nuovo ospedale al costo di 70 milioni di euro e quindi l’Area Vasta 5 Provincia di Ascoli Piceno dove ad oggi non abbiamo disponibilità di notizie circa i relativi investimenti.

Ma siamo così tanto sicuri che nelle Marche vi sia bisogno di nuovi “mattoni sanitari”? E le strutture ospedaliere già esistenti che fine faranno? Quale potrà essere il loro destino? Quello di un degrado che il più delle volte, purtroppo, connota il nostro patrimonio pubblico dismesso o quello di una riconversione? Ma riconvertiti come, in cosa e da chi? Si è prima verificato lo “stato di salute” delle strutture sanitarie esistenti e quanto meno si è pensato di intervenire sulla messa a norma ed in sicurezza delle stesse, se e laddove non eseguita, specie dal punto di vista antisismico? E se si, dove? E’ stata quindi verificata la vulnerabilità sismica  come il DPCM del 2003 già obbligava di eseguire anche sui presidi ospedalieri e non solo e che ora il Decreto Legge 189 del 2016 (quello del terremoto 2016) ha imposto di eseguire entro giugno del 2018?

Queste le domande a cui i cittadini delle Marche hanno il bisogno e soprattutto il diritto di avere risposte perché si tratta della nostra salute, della nostra sicurezza e perché tutti abbiamo il diritto e l’interesse a che si spendano bene (e non si disperdano) le risorse economiche pubbliche.

“Nel frattempo Cittadinanzattiva delle Marche, anche attraverso la sua rete del Tribunale per i Diritti del Malato,  ha inoltrato alla  Regione Marche ed agli Enti sanitari regionali richiesta di accesso civico circa la documentazione relativa a tutte le strutture ospedaliere, di lungodegenza, riabilitazione e RSA afferenti alla Regione, chiedendo cioè accesso a diversa documentazione, tra cui il certificato di agibilità statica, quello di adeguamento sismico, la mappature delle barriere architettoniche e sensoriali, il documento di valutazione rischi ed altro ancora.

“La nostra nota ha avuto un primo positivo riscontro nella misura in cui ci è stato formalmente comunicato che la Regione per il tramite degli Enti sanitari stava provvedendo a raccogliere il materiale.

Ora, nell’attesa di avere accesso alla documentazione richiesta, una cosa è certa: la Regione resta ferma nelle sue decisioni di investire nella nuova edilizia sanitaria.

E allora ci si domanda: che cosa ne é dell’investimento sui servizi sanitari e socio-sanitari territoriali, in specie nei territori rurali e comunque disagiati? Dentro le mura dei 13  piccoli ospedali riconvertiti a gennaio del 2017 in ospedali di comunità che cosa si è fatto per rispondere alla domanda di salute proveniente dal territorio? La nuova edilizia sanitaria è stata progettata anche per rispondere alle esigenze di salute sul territorio dei cittadini delle Marche in specie di quelli (non pochi e per di più sempre più anziani e malati cronici) che vivono in zone disagiate dal punto di vista geografico o di collegamento stradale?

Al contempo, è notizia di quasi tutti giorni di ospedali di area vasta o di reparti o di pronto soccorso che affrontano situazioni di sovraffollamento o disservizio per carenza anche di opportuni servizi sul territorio, così come è notizia di servizi ospedalieri soppressi.

“Cittadinanzattiva delle Marche ricorda che il primo ed imprescindibile mattone su cui si fonda il nostro servizio sanitario regionale è quello di garantire, in sicurezza, l’accesso alle cure a tutti i cittadini, a prescindere dalle loro condizioni economiche, sociali e da dove questi vivono.

Questo è il primo e più importante mattone su cui si fonda tutto il nostro servizio sanitario nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione e quindi per la tutela della salute quale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, con il derivato effetto che ogni centesimo speso senza sia  garantita equità, accessibilità e qualità delle cure è un centesimo di danaro pubblico sprecato”.

 

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