Due bellissimi racconti di viaggi di Cesare Brandi presentati dal critico d’arte pesarese Vittorio Rubiu

Due bellissimi racconti di viaggi di Cesare Brandi presentati dal critico d’arte pesarese Vittorio Rubiu

Due bellissimi racconti di viaggi di Cesare Brandi presentati dal critico d'arte pesarese Vittorio Rubiudi PAOLO MONTANARI

PESARO – “Io raccolgo da molti anni tutta l’opera di Cesare Brandi, il grande teorico, storico dell’arte e critico militante, perché lo stesso Brandi che mi adottò quale erede della sua immensa opera, mi incaricò di questa che per me è divenuta la missione della vita”. Sono le parole di Vittorio Rubiu, critico d’arte pesarese d’adozione dove vive e lavora, autore fra l’altro di saggi importanti su Burri e artisti contemporanei.

In questi giorni prof. Rubiu sono usciti in libreria due libri sui viaggi di Cesare Brandi. Ci può spiegare questo aspetto del grande intelettuale?

“Si sono usciti Verde Milo con introduzione di Franco Marcoaldi e Persia Mirabile con introduzione di Fabio Sargentini, entrambi dall’ed.ellint. Innanzitutto va detto che Brandi per molti anni è stato direttore dell’Istituto Centrale del Restauro che progettò insieme a Giulio Carlo Argan nel 1938. Questo gli permise, di verificare sopralluoghi in tutto il mondo. Frutto di queste conoscenze sono state le sue raccolte di viaggi, veri e propri racconti dove la narrazione si equivale ad un diario di viaggio.”

Prof. Rubiu ci parli di Verde Nilo?

“E’ un racconto a più voci   che ricorda Appunti di viaggio India di Roberto Rossellini, dove Brandi mette insieme le tradizioni, la cultura, le religioni e la musica del popolo che si identifica con il grande fiume. Una visione disincanta e non roboante di un viaggiatore non alla ricerca di scoop giornalistici, ma di silenzio, profondità culturale edi quella felicità che solo il viaggio gli può dare. Vi è una concezione goethiana del viaggio in Brandi, che si sofferma in maniera dettagliata su un santuario, tralasciando di descrivere la sporcizia del deserto, come fanno certi scrittori inglesi”.

E Persia mirabile si colloca in questo itinerario cronachistico-metafisico?

” Si Persia mirabile fa parte della prosa evocativa di Brandi, che come Canetti, non utilizza la dispersione o l’enfatizzazione. Egli ci racconta di steppe,deserti,storie millenarie, altipiani illuminati, giardini che ancora assomigliano ad un Eden ormai perduto. Lo sguardo di Brandi sempre delicato e lieve e preciso ed è un monito e risposta postbellica agli imperialismi e alle volontà nazionali, nella ricerca dell’incontro con l’alterità e le bellezze culturali del mondo. Persia mirabile è un diario di viaggio elegante e poetico dedicato a un paese mediorientale, purtroppo sempre più presente nei drammi contemporanei.Nella prima parte del libro Brandi si sofferma alla architettura storica della Persia. Nella seconda parte del libro si concentra sul viaggio in India. Il periodo corrisponde agli anni ruggenti di Kerouac e del suo on the road. Per Brandi questo viaggio lo nutriva di una doppia curiosità. “Guardavo il monumento, la scultura, la pittura e li valutavo da tutti i lati”.

 

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