A Candelara il Caravaggio è stato al centro di una grande serata dedicata all’arte

A Candelara il Caravaggio è stato al centro di una grande serata dedicata all’arte

A Candelara il Caravaggio è stato al centro di una grande serata dedicata all'arteA Candelara il Caravaggio è stato al centro di una grande serata dedicata all'arte A Candelara il Caravaggio è stato al centro di una grande serata dedicata all'arte

PESARO – E’ stata una serata tutta dedicata al Caravaggio quella che si è tenuta nella Sala dei Capitani di Candelara, nell’ambito delle iniziative di Candelararte, a cura di Lorenzo Fattori. Si è svolta infatti una conferenza del giornalista e critico d’arte Paolo Montanari su Caravaggio fra il classicismo e la modernità: il cinema nasce nel Seicento, patrocinata dalla Regione Marche, Comune di Pesaro, Provincia di Pesaro e Urbino, circoscrizione dei Quartieri e castelli e Pro Loco di Candelara. Caravaggio il più popolare e conosciuto pittore di tutti i tempi. Perché questa notorietà, proveniente da una personalità così complessa e apparentemente contradditoria? Se si analizzano le priime opere di Caravaggio, le Nature morte, si può comprendere la rivoluzione pittorica del Nostra, che è quella di aver dato vita ad una realtà che non è precostituita, ma che nella rappresentazione degli oggetti egli abbia avuto la capacità di svelarci una verità addirittura più penetrante che nelle figure umane. Dunque non solo ciò che sta dentro la pittura ma anche la valorizzazione della visione del mondo, quella che Vittorio Sgarbi definisce con una bella espressione: “l’intelligenza della realtà”.

La serata è stata arricchita da preziosi contributi multimediali, come l’intervista preziosa e sempre attuale al grande critico e storico dell’arte Federico Zeri, che ha definito Caravaggio un pittore moderno perché oltre ad avere fondato una vera Scuola, lui che non era stato in realtà seguace di nessuna bottega, compresa quella del Cavalier d’Arpino a Roma, da cui presto si allontanò, proprio per le divergenze sulla concezione pittorica. Caravaggio non è un pittore manierista. Vive, anche se è un violento, frequentatore di bordelli, di prostitute e omosessuale, una profonda religiosità, che non risente, come in Michelangelo, la transizione dalla riforma alla controriforma. Dobbiamo a Roberto Longhi, grande scopritore della pittura di Piero della Francesca e del Caravaggio, da qui la preziosa e recente mostra di San Sepolcro, avere portato alla modernità, cioè alla contemporaneità l’opera di Caravaggio. Michelangelo Merisi, ebbe una scuola pittorica lombardo-veneta, ma è sulla sua tavolozza che sperimentò dopo il realismo delle Nature morte, la drammaticità delle famose pale d’altare, con fondo nero, che tanto infliuenzarono un altro genio della pittura, Velasquez, fino ad arrivare alla monumentalità artistica di Rubens.

Noi oggi sfrondata da qualsiasi intento di parte e grazie alla ricchezza di scoperte e di studi sul pittore, resta la vicenda di una personalità fedele a principi che effettivamente contrastavano non tanto con la morale comune, quanto con l’indirizzo con l’indirizzo culturale delle istituzioni del tempo. I Giustiniani, i Borghese e il cardinale Francesco Maria Del Monte, anello di congiunzione della cultura marchigiana con quella romana, furono i suoi più assidui committenti. Compresero infatti l’ultilizzo della luce, secondo criteri cinematografici e teatrali, che anticiparono la nascita della Settima Arte e che il regista contemporaneo Jarman identifica in un chiarore spirituale. Da qui i capolavori come La vocazione di San Matteo, La morte della Vergine, dove alla raffigurazione drammaturgica si coniuga l’aspetto popolare, dei personaggi caravaggeschi”.

 

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