L’impegno degli operatori di Portonovo rilancia il mare delle Marche

L’impegno degli operatori di Portonovo rilancia il mare delle Marche

La voglia di estate è tanta e il Conero manifesta tutta la sua marchigianità

L’impegno degli operatori di Portonovo rilancia il mare delle Marche L’impegno degli operatori di Portonovo rilancia il mare delle Marche L’impegno degli operatori di Portonovo rilancia il mare delle Marche L’impegno degli operatori di Portonovo rilancia il mare delle Marche L’impegno degli operatori di Portonovo rilancia il mare delle Marche

L’impegno degli operatori di Portonovo rilancia il mare delle Marchedi GIUSEPPE CRISTINI*

ANCONA – Vigilia di Pasqua:   dopo un impegnativo lavoro con alcuni funzionari regionali, scelgo  di andare a pranzo a Portonovo. La stagione estiva si percepisce, il mare respira bellezza, la voglia di estate è tanta e il Conero manifesta tutta la sua marchigianità.

La voglia di estate e di rivalsa marchigiana parte da Portonovo:  sole splendente, mare ridente e un fresco venticello,  invitano a pranzare ad un palmo dalla riva, in un ristorante puro “il laghetto da Marcello” che accoglie,  abbraccia e invita a scegliere Le Marche per un lauto pranzo,  per un weekend e se vuoi scoprirle più intensamente, anche  per interi giorni felici, ricchi di bellezze naturali.

Ho pranzato in sala, perché i tavoli sulla spiaggia erano sold-out (nella semplicità sta la bellezza). In mezzo a  stranieri, italiani di altre regioni e marchigiani innamorati del Conero, svetta  la figura di Marcello Nicolini, (titolare del locale) che assieme al suo gruppo, narra cultura divertendosi.

Marcello lo ritengo un anfitrione moderno, un comunicatore sanguigno, ma anche un leader:  non alza la voce ma si impone.

Le Marche che vogliono ripartire, hanno necessità di enfatizzare Portonovo,  camminare sulla spiaggia sassosa e bianchissima,  tra accenti inglesi che declinazioni milanesi, mi fa sperare che questa marchigianità possa farcela.

Ho assaggiato 3 piatti eccellenti, compresa una meravigliosa cozza allevata  a Numana, che si scioglie in bocca;  in attesa della  metà di maggio quando arriverà il mosciolo selvatico di Portonovo e del Trave, pescato a mano, con immersioni  umane che affascinano per il coraggio del pescatore marchigiano. E se l’estate racconta il mosciolo ed una costa marchigiana che appaga, in autunno penso ai profumi dell’entroterra,  ricco d’arte e di cultura, dove naturalmente puoi trovare il “truffle all year “.

Marcello arguto, ma anche un generoso, guida sicura in cucina, ma porge anche  i piatti in sala all’ospite. Ed è un  esempio da seguire per il rilancio di un fascino marchigiano,  che deve scendere dal piedistallo istituzionale e “farsi il mazzo” tutti i giorni e per tutto l’anno.

Però signori non mi proponete il Rosso Conero con i moscioli di Portonovo (assurda combinazione). Non è una costante scientifica, che prodotti dello stesso luogo si sposano meravigliosamente nel piatto e nel calice; io infatti  ho scelto il Verdicchio di Matelica; ottimamente servito da Matthias .

Molti marchigiani sanno farsi il mazzo, alcuni pontificano:  giù le spoglie e confrontiamoci davanti ad un buon calice, non serve un gruppo  che parla,  serve un esercito che racconta.

Io,  e credo anche Marcello ci siamo. Ma non per noi stessi,  ma per una marchgianità verace che dice la verità,  che osa,  e che esprime accoglienza e affabile ospitalità. Ce la possiamo fare: il  Conero è  fantastico.

E nel finale non ho potuto perdermi una amabile degustazione di moretta fanese, in fine selezione con il caffè del marinaio.  Un solo ingrediente di diversità; scopritelo voi, io la mia scelta l’ho fatta. La cucina non fa mancare mai, in accompagnamento “il ciambellone di Gina” la mamma di Marcello.

*Narratore del gusto e della bellezza

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