PESARO / In un teatro Rossini gremito concluso il tour di Stefan Milenkovich nelle Marche

PESARO / In un teatro Rossini gremito concluso il tour di Stefan Milenkovich nelle Marche

MilenkovichMilenkovich

di PAOLO MONTANARI

PESARO  – Si è concluso in un teatro Rossini di Pesaro gremito di persone, il tour del grande violinista serbo Stefan Milenkovich che otre ad aver suonato in qualità di solista ha diretto la Form (Fondazione Orchestra Regionale delle Marche) , l’orchestra filarmonica marchigiana. Titolo del tour musicale, iniziato il 23 marzo al Teatro Lauro Rossi di Macerata, è stato Milenkovich Virtuoso.

Un programma virtuosistico, che l’enfant prodige di Belgrado, già suonava il violino a 3 anni  a 6 anni suonava come solista accompagnato dall’orchestra e a 13 anni aveva fatto già 1000 concerti, ha rispettato con impegno, talento, grande intensità interpretativa, in un concerto che ha evidenziato il ruolo del violino, una creatura musicale a due facce: l’angelica e apollinea e la demoniaca o stregonesca. E le ragioni che il violino rappresenti un mondo dalla duplice natura, sono di carattere organologico,storico e simbolico. Nelle mani di Milenkovich, il violino manifesta in maniera evidente queste due anime. Con il concerto per violino e orchestra n.2 in si min.,op.7 “La campanella”, il violinista serbo ha dato una interpretazione sublime. D’altronde qual è quel violinista che si avvicina al concerto “La campanella”, se non ha una personalità che si deve avvicinare a quella estrema di Paganini?

“Vi è qualcosa di demoniaco in lui. Forse il Mefistofele di Goethe avrebbe potuto suonare il violino come lo suonava lui. Tutti i grandi violinisti che avevo ascoltato in precedenza possiedono uno stile personale che può essere individuato. Ma Paganini è un’altra cosa, è l’incarnazione del desiderio, dello sdegno, della pazzia e del dolore”. Nel concerto La campanella Paganini non fu solo virtuoso ma anche un geniale creatore e Milenkovich, ha evidenziato tutte queste qualità. Con l’esecuzione de L’Arlesienne di Bizet, estratti dalle due suites per orchestra (trascrizione di Danilo Comitini)  si è evidenziata la tipica raffinatezza francese, delle tinte strumentali e armoniche.

I brani proposti,tratti i primi due dalla prima suite e il terzo dalla seconda, hanno offerto un condensato musicale dell’atmosfera poetica nella quale si svolge l’azione del dramma di Alphonse Daudet, l’Arlesienne e testimoniano la grande maestria artistica ed eleganza e invenzione melodica di Bizet, poco prima dell’affemazione della Carmen, opera rivoluzionaria. Il Preludio è un energico motivo di danza popolare provenzale. Cui segue Carillon che ritrae con vivezza pittorica una Provenza illuminata da un giorno di festa tratteggiandone anche il tipico incanto bucolico intriso di sottile malinconia. Infine la Farandole, ballo provenzale, reintrodotta dal motivo di riapertura del preludio.

L’orchestra filarmonica marchigiana ha eseguito L’Arlesienne, con grande omogeneità strumentale ed equilibrio timbrico. Con la Zingaresca per violino e orchestra mop.20 di De Sarasate e dello stesso compositore Carmen Fantasie per violino e orchestra,op.25, Milenkovich, ha dato il meglio di sé, perché queste due celebri composizioni, sono adatte alla personalità eccentrica del violinista, che ama dialogare con il violino e il pubblico nello stesso momento. Tutta la bellezza dei motivi gitani e della Carmen di Bizet, hanno creato una autentica scenografia musicale. E al termine del concerto Milenkovich non si è risparmiato con tre bis, due Bach, precisamente la ciaccona dalla partita n.3 e la sarabanda dalla partita n.2 e una composizione originale del violista austriaco Kreisler.

(Le foto sono di Marta Fossa)

Ag – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.altrogiornalemarche.it