Pesaro isola felice, secondo i dati del prefetto Pizzi. Ma i sindacati di polizia frenano e descrivono un’altra realtà

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Pesaro isola felice, secondo i dati del prefetto Pizzi. Ma i sindacati di polizia frenano e descrivono un’altra realtà

di PAOLO MONTANARI

PESARO – Viviamo in una realtà pesarese-  e del suo territorio – double face. E ritornano alla mente, come una sirena dei fari portuali, le parole profetiche dell’allora arcivescovo di Pesaro, monsignor Angelo Bagnasco, anche in questi giorni in cui si tirano le conclusioni di un anno con luci ed ombre.

Il prefetto di Pesaro e Urbino, Luigi Pizzi, che nella sua relazione di fine 2016, si dimostra meno preoccupato del procuratore della Repubblica, Manfredi Palumbo, per quanto riguarda le infiltrazioni mafiose nel nostro territorio. Per Palumbo, che sta per lasciare la Procura pesarese, per il suo pensionamento, il futuro di Pesaro è abbastanza oscuro, perché come tutte le Marche, si tratta di un territorio, ancora benestante dove la mafia, può trovare il naturale radicamento o dormitori, per poi proseguire verso la Romagna by night, che soprattutto d’estate diviene la capitale dei vizi.

Una tesi sollevata a suo tempo anche dal sindaco di Isola del Piano, che ha voluto creare ed aggregare dei territori agricoli per la legalità, con l’imprimatur di don Ciotti. Nel report prefettizio, la voce “associazione per delinquere”, è a quota 1, e dunque invariata rispetto a quella del 2015, mentre vi è uno zero accanto ad “associazione di tipo mafioso”.

Ma perché queste discordanze fra magistratura e Palazzo Ducale, sede prefettizia? Certamente va considerato che la permanenza del procuratore Manfredi Palumbo, a Pesaro, è di lunga data e sotto la sua guida ha dovuto seguire importanti processi (ben 36), in cui l’ombra delle infiltrazioni mafiose, ha avuto ruoli significativi. Il prefetto Pizzi, è arrivato più tardi a Pesaro, e fortunatamente per lui queste problematiche erano ormai in gran parte superate.

Per Pizzi due sono state – e rimangono aperte – le emergenze di ordine pubblico: la prima legata al fenomeno migratorio, la seconda alla crisi economica che sta colpendo sempre più le famiglie pesaresi. Più cauto il questore Antonio Lauriola, che pensa che la situazione non sia rosea per la nostra città. Occorre non abbassare mai la guardia, ammette il superpoliziotto ai vertici della Questura pesarese. Anche i sindacati di polizia del Silp e del Siulp, sono vicini al questore e sono cauti nell’ammettere che anche nel nostro territorio vi sono segnali di infiltrazioni mafiose o criminali.

“Dal settembre 2008 al dicembre 2016 almeno 36 processi giunti a definizione, varie indagini condotte con grande capacità e professionalità dalle Forze di Polizia e dalla Polizia, sottolinea Marco Lanzi del Siulp, e dalla Procura pesarese hanno permesso di individuare e condannare numerosi criminali appartenenti alla mafia siciliana e calabrese, alle criminalità organizzate, come la camorra campana, ma anche alle organizzazioni di origine albanese, rumena, dell’ex Unione Sovietica, del Nord Africana e nigeriana”.

Dunque le organizzazioni criminali esistono e riuscite a contrastarle? “Nei prossimi tre anni decine di poliziotti della nostra provincia raggiungeranno l’età pensionabile, e per il blocco parziale del turnover, difficilmente saranno sostituiti. Ad Urbino, di fronte ad un aumento dei reati del 12%, vi è un organico di soli 28 poliziotti”.

Purtroppo siamo in presenza di situazioni allarmistiche, che il segretario del Silp Cgil, Pierfrancesco Frega, considera condizionate anche dalla rassegnazione di molti cittadini di denunciare i reati. ”I furti calano, ma le estorsioni volano e i ladri, che una volta venivano chiamati topi d’appartamento, oggi si sono trasformati in rapinatori. Come può un Commissariato come quello di Urbino, svolgere un controllo sul territorio per tutte le 24 ore? Senza poi parlare di una sede, che per ora è un sogno nel cassetto”.

Parlavamo di reati in calo e in aumento: aumentano le estorsioni, i danneggiamenti, lo spaccio di sostanze stupefacenti e in calo sono i furti che, in gran parte, hanno come obiettivi gli appartamenti. Secondo il Report 2016, i reati sono scesi del 15% rispetto al 2015. Si parla di reati predatori, che hanno un risvolto allarmistico in campo sociale. Nella provincia si è passati da 10.542 reati nel 2015 a 9.009 nel 2016. I furti in generale sono in calo da 5971 a 5101 e quelli nelle abitazioni sono in calo del 21% . Un picco in negativo per gli esercizi commerciali, che hanno fatto segnare un aumento dei furti del 4,3%. Diminuite le rapine da 60 a 56, sono cresciute da 7 a 11 nelle case. Anche i sequestri di persona, hanno un segno negativo: -40%, le violenze sessuali sono passate da 22 a 20. Le estorsioni sono in crescita passando da 27 a 32, le ricettazioni con un +11% e lo spaccio di sostanze stupefacenti con un 23%. A Pesaro il calo dei reati è stato del 12% e a Fano del 20%.

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