“Pesaro una città che mi ha portato fortuna”

“Pesaro una città che mi ha portato fortuna”

Ambra Angiolini si confessa dopo la prima di Tradimenti al teatro Rossini

"Pesaro una città che mi ha portato fortuna"

di PAOLO MONTANARI

PESARO – “Pesaro è una città che mi ha portato fortuna”. Sono le parole di Ambra Angiolini,in questi giorni a Pesaro, per presentare fino a domenica 6 novembre al teatro Rossini, TRADIMENTI di Harold Pinter, per la regia di Michele Placido.

E’ contenta signora Angiolini, di essere ritornata nella città di Rossini?

“Sì è una città accogliente e bella e i pesaresi mi hanno voluto bene fin dall’inizio. Ho portato a Pesaro TRADIMENTI, che è un testo difficile di Pinter, ma di grande attualità. Quello che mi emoziona quando vado in palcoscenico è il ruolo ambivalente di Emma, il mio personaggio. La regia di Michele Placido è splendida e moderna ed è composta di nove quadri dove si alternano la meschinità dei sentimenti, con la menzogna, la caduta di ogni utopia rivoluzionaria degli anni Sessanta, un tema molto sentito da Placido. Sono tre i protagonisti del dramma pinteriano, che vivono in un dialogo dove il gioco diventa sempre più rischioso e che segna la fine dei sentimenti. L’inganno diventa il deus ex machina di questa piece teatrale che non lascia speranza”.

Sempre a Pesaro, al cinema Solaris è in programma il film uscito nelle sale cinematografiche il 3 novembre, 7 minuti, sempre per la regia di Michele Placido. Un binomio artistico perfetto?

“Con Michele Placido mi trovo bene sia che lui svolga il ruolo di agtore che quello di regista. 7 minuti è un film drammatico, in cui intepreto insieme a Cristina Capotondi, Violante Placido, Ottavia Piccolo, Fiorella Mannoia e altre brave attrici straniere, il ruolo di una donna, siamo 11 nel film, che pur di evitare di perdere il posto di lavoro, accettano un’umiliazione sul posto di lavoro. Michele Placido vuole raccontare non una semplice battaglia sindacale ma una rinuncia che ha una portata apocalittia sul destino di trecento operaie”.

Due interpretazioni, quella di Emma in Tradimenti e dell’operaia in 7 minuti, che decretano senza dubbio la sconfitta del ruolo femminile?

“Mentre in Tradimenti la parola diventa banale e ci si aspetta il silenzio che cancelli l’inganno. Ma la confessione nel finale del dramma pinteriano del proprio tradimento da parte di Emma, vinta da ogni possibile resistenza, è la sconfitta della docirtà senza più ideali e prospettive. In 7 minuti vi è un’altra sconfitta,quella dignità della persona rispetto al lavoro”.

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