L’attore Lino Capolicchio parla di Giorgio Bassani che ha interpretato in un film

L’attore Lino Capolicchio parla di Giorgio Bassani che ha interpretato in un film

capolicchiolino000-1 capolicchiolino000-2 capolicchiolino000-3 di PAOLO MONTANARI

PESARO – Lino Capolicchio, uno dei più popolari e amati attori italiani, vive da anni, nella quiete dell’entroterra pesarese. In questi giorni, in occasione del Ricordo di Giorgio Bassani a 100 anni dalla nascita, che si sta tenendo con una serie di incontri a Pesaro, nella sala del Consiglio Comunale, ci ha rilasciato una intervista molto intimista ed emozionante dei suoi due maestri: Giorgio Bassani e Vittorio De Sica.

Capolicchio, lei ha interpretato il ruolo di Giorgio, cioè lo stesso Bassani, del romanzo, con gli occhi azzurri, nel film IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI, diretto da Vittorio De Sica, con cui ha vinto Il David di Donatello. A tanti anni di distanza, che sentimenti sente per quel film e quel ruolo?

“Innanzitutto mi voglio complimentare con Pegasus Associazione Culturale e Comune di Pesaro e gli enti sia religiosi che civili, che hanno voluto appoggiare questa iniziativa, per ricordare, un grande scrittore del Novecento Italiano. Pesaro si dimostra sempre più una capitale della cultura e anche in questa occasione ha dimostrato una grande sensibilità che ha superato tante grandi città, che hanno dimenticano Bassani, forse per quella querelle sulla cultura ebraica, fra storicisti e cultura d’elite, che coinvolse lo stesso Bassani , durante la sua esistenza a Bologna e Ferrara.Venendo a me, devo dire che al romanzo e al film Il Giardino dei Finzi Cintini, sono legato a un doppio filo. Giorgio Bassani, fu un mio insegnante di Storia del Teatro all’Accademia d’arte drammatica di Roma. Era un insegnante che incuteva timore perché rigido ed esigente prima di tutto con se stesso. Quindi devo a lui l’amore per il teatro e il suo insegnamento che mi permise di affrontare un altro mostro sacro del palcoscenico: Giorgio Strehler. Poi l’incontro con l’altro maestro, Vittorio De Sica. Mi ricorderò sempre il primo provino nel ruolo di Giorgio accanto a Laura Antonelli, giovanissima attrice chiamata per la figura di Micol. Ovviamente l’Antonelli non era adatta a quel ruolo e nel secondo provino mi trovai alla meravigliosa Sanda, chiamata per il ruolo più emblematico e significativo del romanzo: Micol. Uno dei momenti più emozionanti del film che ricordo sempre avviene quando appoggio il mento sulle mani di mio padre Giorgio, interpretato da Romolo Valli, nel raccontargli che Micol mi aveva lasciato”.

Dunque la sua interpretazione di Giorgio nel Giardino, ha avuto due grandi maestri, educatori. Ci racconti meglio il suo rapporto con Bassani e De Sica….

“De Sica era un signore molto gentile e spesso mi invitava a cena. Ma quando era sul set si trasformava e diventava rigido. Era lui che per primo interpretava i suoi personaggi ed io oro arrivato a camminare nel ruolo di Giorgio come canmminava De Sica. Un giorno Giorgio Bassani venne sul set, mi salutò e dopo le riprese mi riportò a casa con la sua auto e mi disse che De Sica non poteva fare scelta migliore nel chiamarmi per interpretare Giorgio, perchè assomigliava a lui stesso, autore del romanzo. Un altro aspetto che accomunava questi due grandi maestri, erano gli aspetti psicologici, anche se la sequenza in cui scopro Micol a letto con Malnate, venne rifiutata da Bassani, perché non presente nel suo romanzo. E quello fu il motivo di rottura fra i due.Io devo moltissimo a questo film e se sono nell’immaginario collettivo, lo devo al Giardino dei Finzi Contini.”

Ma che cosa le rimane di quell’eredità artistica?

“Il ricordo, il passato e l’insegnamento morale di due grandi maestri. Il primo della narrativa con L’airone, gli Occhiali d’oro, le Storie ferraresi dove l’intreccio fra amore e morte, è continuo. Di De Sica mi rimanescolpita la coerenza. Il suo fu un cinema contrastato dal mondo politico. Pensiamo ad un capolavoro del neorealismo italiano, Umberto D. Per la prima volta il cinema del dopo guerra affrontava ll tema della solitudine delle persone anziane. Ed anche qui Pesaro, con la sua storica retrospettiva e convegno sul Neorealismo Italiano alla Mostra del Nuovo Cinema , al cinema Loreto, ha recuperato i topi su cui si basava una cinematografia studiata in tutto il mondo”.

(Le foto sono di Marta Fossa)

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