C’è un grande futuro per i mosaici del Duomo di Pesaro
Le opinioni dell’arcivescovo monsignor Piero Coccia e dell’archeologo Pierluigi Dall’Aglio
di PAOLO MONTANARI
PESARO – Siamo nel 1999 e 20.000 pesaresi videro per la prima volta per intero la planimetria dei mosaici del Duomo superiori e inferiori. Allora era arcivescovo mons.Angelo Bagnasco, attuale presidente della C.E.I., un vescovo molto impegnato per la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico della chiesa locale.
In una intervista alla Rai mons.Bagnasco disse: ” vi è la possibilità dello stacco del tappeto musivo superiore rispetto a quello inferiore del IV sec. d.c., perchè accanto alla Cattedrale vi sono delle grotte, che se ben sistemate potranno contenere il mosaico superiore e permettere la salvaguardia dell’importante tesoro della chiesa pesarese e renderlo fruibile visitabile ai pesaresi ed ospiti. ” Mons.Bagnasco e non solo, il sindaco di Pesaro Oriano Giovannelli , la Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, che in quel momento godeva di ottima salute, ed altri enti, si unirono in un coro unisono a favore dello stacco. Unico ostacolo la Sovrintendenza ai Beni Archeologici, che con la curia pesarese, iniziò una vera sfida pugilistica. Da ricordare gli scontri fra l’allora responsabile dei beni patrimoniali della diocesi, mons.Simoncelli e il sovrintendente ai beni archeologi Giuliano De Marinniis. Il primo aperto ad ogni possibilità di valorizzazione del tesoro nascosto; il secondo per la tesi conservativa. E il pretesto per far chiudere al pubblico l’ultima possibiltà di vedere alla luce del sole l’intero tappeto musivo, fu nella seconda apertura straordinaria del sagrato, dove migliaia di persone a turno videro quel patrimonio, che già dava segni di declino, per l’umidità e la poca aerazione del sotto sagrato: il sovrintendente De Mariniis vietò l’accesso al sotto sagrato perché vi era un sopra gradino pericoloso per l’incolumibilità delle persone.
Quella fu l’ultima goccia che fece traboccare il vaso. Nel frattempo mons.Simoncelli, venne avvicendato per motivi di salute e i mosaici, si aggiunsero ad un’altra incompiuta artistica della nostra città : Rocca Costanza.
E in questi ultimi anni, con l’amministrazione Ricci e con l’impegno dell’Arcivescovo di Pesaro mons.Piero Coccia di incontrarsi con il ministro Franceschini a Roma, dopo la breve visita pesarese di quest’ultimo ai mosaici, che cosa è accaduto? Nulla se non una posizione di stallo. Non si muove foglia se non vi è il vento. Non si può fare alcun progetto per il futuro dei mosaici se non vi sono soldi. “Mi sono incontrato con il ministro Franceschini, ma quando Li ho prosespettato l’enorme cifra di denaro occorrente per lo stacco, ricevetti subito un niet, un rifiuto di collaborazione”. Ma già nel 1990 il ministero per i Beni culturali abbandonò l’idea dello stacco dei mosaici del duomo, progetto presentato nel congresso di archeologia cristiana dalla professoressa Polichetti, allora sovrintendente archeologico delle Marche.
In questi giorni, mons. Coccia, vi è stata la solita ressa di visitatori per poter vedere i mosaici, una vera e propria sindrome di Stendhal. Ma allora niente bolle in pentola?
“Ma vede, se in passato vi erano alcune possibilità dettate anche da una situazione economica più favorevole, oggi la congiuntura è sfavorevole a progetti di questo tipo.” Dunque si è costituito una sorta di triumvirsto fra stato, chiesa e comune, perchè tutto rimanga com’e’, anche se i cttadini si aspetterebbero, nella loro stragrande maggioranza, di vedere il tappeto musivo quotidianamente magari in un percorso museale.




