Lonzino di fico

Lonzino di fico

Lonzino di ficoIl lonzino di fico ha un aspetto cilindrico (lunghezza media 15-20 cm, diametro circa 6 cm), abbastanza consistente, di colore brunastro aranciato, avvolto da foglie di fico, legate con fili. Al taglio il prodotto mostra un colore bruno-dorato con inserti chiari di frutta a guscio disseminati nella pasta. La consistenza è compatta e soda ma oppone scarsa resistenza alla masticazione. Il sapore è gradevole e dolce, si percepisce nettamente il gusto del fico essiccato, con un forte sentore di frutta a guscio. Si avverte anche una nota liquorosa.

Viene prodotto nell’intero territorio della provincia di Ancona. Segnalato anche in provincia di Macerata nel comune di San Severino Marche.

I fichi essiccati vengono aromatizzati con anice, mistrà e rhum. Il tutto viene poi macinato aggiungendo noci e mandorle triturate a parte. L’impasto ottenuto viene modellato fino a fargli assumere una forma cilindrica e avvolto in foglie di fico debitamente posizionate intorno al cilindro e legate con filo. La macinatura dei fichi viene eseguita di solito a mano, tuttavia è possibile utilizzare anche un tritatutto elettrico, evitando però di surriscaldare il prodotto per non alterarne il sapore. Per la lavorazione si utilizzano i comuni utensili da cucina: coltelli da cucina per sminuzzare la frutta secca, contenitori adatti per gli alimenti e tavoli in acciaio ove effettuare il rimescolamento dell’impasto. Il processo di lavorazione può essere eseguito in ambiente domestico allestendo un modesto laboratorio, oppure può avvenire in pasticcerie più attrezzate. La breve stagionatura deve avvenire in locali sufficientemente aerati, freschi ed asciutti. Il torrone di fichi viene tradizionalmente preparato ad ottobre e mantiene la sua fragranza fino a marzo/aprile.

Il lonzino di fico vanta una tradizione antica e prestigiosa, testimoniata da numerosi riferimenti bibliografici. Il primo riferimento storico risale addirittura al 1571 ed è quello riportato in un documento dell’Archivio Storico del Comune di Monsampolo del Tronto dal quale risulta che un “camerario” comunale ha pagato due bolognini d’argento per l’acquisto di un “pezzo di fichi”.

Si consuma da solo a fine pasto.

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