Il Verdicchio e altri vini a rischio scippo se passa la liberalizzazione della Ue

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ANCONA – Verdicchio e altri vini marchigiani a rischio scippo se dovesse passare la liberalizzazione proposta dalla Commissione Ue che consentirebbe a tutti di riportare in etichetta i nomi dei vitigni, sfruttando così il lavoro portato avanti in questi anni dai produttori regionali. A lanciare l’allarme è la Coldiretti Marche in riferimento all’avvio del processo di revisione delle norme che disciplinano l’etichettatura dei vini previste dal regolamento CE n. 607/2009, da parte dell’Unione europea. In pratica si andrebbe a consentire l’uso di denominazioni senza un riferimento geografico ma con solo il nome del vitigno, senza curarsi del fatto che la storia e la tradizione le abbiano legate ad un determinato territorio. È evidente, rileva Coldiretti, che ciò danneggia fortemente il nostro vino e crea meccanismi di concorrenza sleale all’interno della Ue in quanto qualsiasi produttore potrebbe immettere sul mercato generici vini “Verdicchio”, “Vernaccia”, “Lacrima” godendo della notorietà delle rispettive denominazioni di origine (Doc e Docg) che hanno fatto conoscere questi prodotti nel mondo e danneggiando l’immagine degli stessi. “Il futuro della nostra agricoltura dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali – sottolinea Tommaso Di Sante, presidente di Coldiretti Marche – che sono state la chiave del successo nel settore del vino dove hanno trovato la massima esaltazione”. Nelle Marche, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat, sono attive complessivamente 14.200 aziende, per una superficie complessiva di circa 16.200 ettari. L’80 per cento delle uve raccolte viene utilizzato per la produzione dei venti vini riconosciuti a Denominazione di origine.

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